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Camping in inverno – Il riscaldamento e la coibentazione

Una vacanza invernale in camper è un’esperienza molto particolare. Il chiudersi in un piccolo ambiente caldo e confortevole quando a dieci centimetri da noi, appena dietro la sottile parete del nostro mezzo, ci sono diversi gradi sottozero ha qualcosa di magico. Quello che comincia quasi come un sogno può però presto finire in incubo, a meno che non si metta in pratica qualche semplice accorgimento. In un altro post abbiamo parlato di come preparare la parte meccanica del veicolo, mentre ora ci concentriamo sull’interno della cellula, in particolare sul riscaldamento e sulla coibentazione.

L’elemento più importante è ovviamente la stufa, che deve essere in perfetta efficienza. Sia essa a gas o a gasolio, deve accendersi senza esitazioni. Come nelle caldaie di casa, si possono verificare problemi di combustione, a volte causati da piccoli insetti che nidificano negli sfiati o negli ugelli. In generale, la prima cosa da fare, qualsiasi sia il sistema di riscaldamento abbiate, è un controllo visivo della stufa, del camino e del sistema di canalizzazione dell’aria. La rimozione di polvere e sporco vi aiuterà a individuare eventuali problemi particolarmente evidenti. Se la stufa è in servizio da qualche anno e non è mai stato fatto nessun intervento di manutenzione, un controllo da parte di uno specialista fugherà ogni dubbio.

Riscaldamento sempre acceso

Due sono le cose importanti da sapere: l’uso del riscaldamento a gasolio consuma una maggior quantità di corrente e il sistema di protezione del boiler a gas dal gelo richiede un riscaldamento costante, pena – nei veicoli recenti – lo svuotamento automatico del serbatoio dell’acqua chiara. Se avete un mezzo un po’ “vintage” controllate che la batteria che alimenta il sistema piezoelettrico della Truma sia carica. Quando parcheggerete il camper pronti ad affrontare la vostra vacanza invernale, se siete in campeggio controllate il corretto allacciamento alla 220 Volt, poi accendete il riscaldamento e… non spegnetelo più. Uscendo dal camper potete impostare una temperatura interna intorno ai 10 gradi: in questo modo eviterete l’entrata in funzione dei sistemi antigelo (che solitamente scattano intorno ai 3/4 gradi) e proteggerete serbatoi e tubazioni dalla possibilità di congelamento. Nel malaugurato caso che scattasse la valvola di sicurezza, prima di rifornire il serbatoio dell’acqua ricordatevi di riscaldare la cellula e riarmare la valvola.

Con la neve, attenzione al camino

Se nevica, tenete sotto controllo il camino di scarico della stufa o la marmitta del riscaldatore a gasolio: in nessun caso devono essere ostruiti dalla neve. Se il camino si trova sul tetto e la nevicata è abbondante, una prolunga in plastica reperibile nei negozi di accessori può evitare che di notte la “dama bianca” sommerga completamente lo sfiato.

Butano e propano

Per scaldare, il combustibile ha la sua importanza. Del gasolio si è parlato nell’articolo precedente. Per quanto riguarda il gas, invece, bisogna accertarsi che bombola o bombolone siano caricati il più possibile con propano e non con butano. In generale, il Gpl (gas di petrolio liquefatto) non gela, ma a temperature molto basse cessa di passare dallo stato liquido a quello gassoso. Per il butano questo avviene a -0,4 gradi sottozero, mentre il propano continua a evaporare fino a meno 43 gradi. Purtroppo, non esiste un metodo per verificare se i nostri serbatoi siano riempiti con questo o quel combustibile, o in che percentuale sia formata la miscela. Dovremo quindi chiedere al rivenditore questo dato e, nel caso del Gpl caricato nei distributori stradali, avere l’accortezza di fare rifornimento – se possibile – direttamente nelle località di montagna.

Un elemento critico di chi si affida al riscaldamento a gas è poi la capienza del proprio impianto, che quasi sempre prevede la presenza di due bombole da 10 chili. Quello che di norma è sovradimensionato per un uso prettamente estivo, diventa improvvisamente troppo piccolo quando le temperature si abbassano. Ogni camper – in funzione di dimensioni, coibentazione e temperatura esterna – fa storia a sé, ma si può ragionevolmente dire che una bombola durerà una decina di giorni o poco più con temperature esterne tra i 5 e i 10 gradi, cinque o sei giorni quando ci si avvicina allo zero e due o tre giorni in caso di super-freddo. Nei campeggi invernali spesso è possibile avere bombole di ricambio senza doversi spostare. Con un’autonomia così ridotta, una delle cose che è facile accada è che la bombola termini di notte (durante la quale si può tenere una temperatura intorno ai 12/15 gradi: sotto il piumone si sta bene e il consumo di gas si riduce). In questo caso, il risveglio mattutino non sarà dei migliori… In commercio esistono sistemi automatici che permettono di collegare contemporaneamente le due bombole: quando una finisce, entra in azione l’altra. Un indicatore vi segnalerà l’esaurimento del contenitore. Il sistema più diffuso è il Truma DuoControl CS, che grazie alla presenza di un sensore d’urto offre anche un altro vantaggio: permette di tenere aperto il gas durante il viaggio e, se la stufa lo consente (quasi tutte), riscaldare la cellula senza attendere l’arrivo a destinazione.

Quanto manca alla fine?

In generale, con le bombole, ciò che è complicato tenere sotto controllo è la quantità residua di gas, in quanto i normali manometri, venduti per una manciata di euro, servono a poco. La pressione interna della bombola, infatti, cala rapidamente solo quando il gas è in esaurimento, dando quindi uno scarsissimo preavviso. Per superare questo ostacolo ci sono diversi rimedi. Il primo è quello “della nonna”: quando fa molto freddo, in corrispondenza del gas liquido contenuto nelle classiche bombole di acciaio si forma della condensa e guardando a che altezza questa arriva ci si può fare un’idea del gas rimanente. In alternativa, esistono dei sensori a ultrasuoni, che si applicano sotto le bombole e che sono in grado di stimare il contenuto, oppure delle vere e proprie bilance che verificano puntualmente quanti chili di gas sono rimasti. In questi casi, solitamente si può abbinare il dispositivo a uno smartphone per ottenere la lettura della misurazione. Una soluzione molto apprezzata da tanti camperisti è quella di utilizzare bombole in materiali compositi, come per esempio quelle di Beyfin o Lampogas: il materiale translucido con cui sono realizzate permette di verificare a vista il loro contenuto.

Il ritorno del bombolone

Una volta molto diffuso, sta tornando di moda il classico bombolone del Gpl, che può essere ricaricato ai distributori stradali, al contrario delle bombole (non fatelo mai: è pericolosissimo, oltre che illegale). Per lungo tempo questo è stato possibile solo con difficoltà a causa di norme mal scritte e male interpretate, ma dal 2018 installazione e uso di questo dispositivo sono chiaramente normati e se sul libretto del camper è riportata la corretta dicitura nessun distributore può più negare il rifornimento. I vantaggi sono dati da una capienza superiore a quella della classica coppia di bombole e da un prezzo di acquisto del gas notevolmente più basso. Per l’uso invernale bisogna avere l’accortezza, in fase di installazione, di provvedere a un’adeguata coibentazione del serbatoio.

Gasolio sì, ma senza impianti “cinesi”

Il riscaldamento a gasolio, da pochi anni proposto anche da Truma oltre che dai marchi più noti del settore, come Eberspächer e Webasto, sta prendendo sempre più piede. Molti allestitori, soprattutto nel segmento dei furgonati, lo prevedono in primo equipaggiamento, ma l’installazione in un secondo momento è sempre possibile. Il principale beneficio è la possibilità di fare rifornimento di gasolio praticamente ovunque e a qualsiasi ora, senza doversi preoccupare dell’esaurimento delle bombole.
Di contro, bisogna tenere conto di maggiori consumi elettrici (il gasolio si accende con il riscaldamento di una candeletta che richiede molta energia) e del fatto che se la distribuzione dell’aria canalizzata viene realizzata in un secondo momento è più difficile trovare gli spazi per una soluzione ottimale. A causa delle temperature più elevate raggiunte dai riscaldatori a gasolio non si possono infatti utilizzare eventuali canalizzazioni già installate per la stufa a gas. Se il riscaldamento a gasolio viene montato in after market, fate attenzione alle tante proposte “cinesi”: prodotti di marchi sconosciuti, privi di certificazioni ufficiali e proposti a prezzi molto bassi  possono essere davvero pericolosi. Alcuni test di laboratorio hanno dimostrato un livello qualitativo molto inferiore a quello delle marche più blasonate. E con la vita non si scherza. Infine, per gli amanti delle statistiche, va detto che l’uso del gasolio prelevato dal serbatoio principale del mezzo impedisce il calcolo dei consumi motore “da pieno a pieno” e la stima dell’autonomia residua fatta dal computer di bordo.

Isolare la cabina di guida

Se il sistema di riscaldamento è l’organo principale che ci tiene al caldo anche in presenza di temperature molto basse, non possiamo dimenticare qualche “aiutino”, prezioso nelle situazioni più difficili. La parte del camper che più di ogni altra contribuisce ad abbassare la temperatura interna è la cabina di guida, la cui coibentazione lascia di solito a desiderare. I normali oscuranti imbottiti che siamo abituati ad applicare con le ventose a parabrezza e finestrini laterali o quelli plissettati installati come accessorio non bastano. Se il camper non ha la semi-dinette, o se in generale non è necessario coinvolgere i sedili della cabina di guida, la cosa migliore da fare è isolare la parte anteriore con una tenda molto spessa o, se la struttura lo consente, addirittura con una chiusura rigida. In tutti gli altri casi, una prima difesa è costituita dagli oscuranti esterni che si applicano sui vetri della cabina: sono molto più efficaci di quelli interni e danno un discreto aiuto. Per mansardati, profilati e furgonati si trovano in dimensioni standard, mentre per i motorhome bisogna ricorrere a soluzioni su misura. Per una protezione veramente efficace sono poi reperibili delle coperture totali, che avvolgono completamente la cabina originale del furgone. In questo caso bisognerà valutare dove stivarle quando non sono in uso, visto che gli ingombri diventano importanti.

Il freddo viene dal basso

Dato che la parte più fredda della cabina di guida è quella sotto il cruscotto, un’altra soluzione, magari integrativa a quelle viste poco sopra, è quella di un mantello isolante interno che chiude tutta la zona che va dalla parte superiore del cruscotto ai tappetini inferiori.
Quando le temperature esterne diventano estreme, un altro aiuto arriva da piccoli pannelli isolanti da interporre tra il vetro delle finestre e gli oscuranti interni. Di solito vanno realizzati su misura e sono fatti dello stesso materiale degli oscuranti per la cabina di guida. Con un minimo di abilità nel “taglia & cuci” non è difficile farseli in casa a costi molto contenuti.

Come fare con il tetto a soffietto

Infine, un cenno va fatto al tetto sollevabile, che sui furgonati sta prendendo sempre più piede. Avendo le pareti in tela, la coibentazione – per quanto ben fatta – può sempre essere migliorata. In commercio si trovano quindi teli impermeabili da applicare esternamente e teli imbottiti da mettere all’interno. Un accorgimento che aiuta molto, e di solito non previsto in primo equipaggiamento, è quello di portare la canalizzazione dell’aria calda anche “al piano di sopra”. Un po’ di fai-da-te o l’intervento mirato di un professionista possono portare al giusto risultato con un investimento contenuto.

Detto questo, indossate giacca a vento, sciarpa, cappello e guanti e poi… partite! Come abbiamo visto, basta qualche attenzione e il freddo non fa più paura.

di Paolo Galvani

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