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DalaiLama Village: a tu per tu con la cuoca Maria

La Locanda del Dalai Lama è l’eccellente ristorante interno al DalaiLama Village, dove abbiamo avuto il piacere di apprezzare diverse pietanze del menu proposto dalla cuoca Maria Sahlean.

La sala con un affascinante soffitto in legno e un’illuminazione molto calda e intima, affaccia da una parte sulla Valtournanche e sui monti circostanti e dall’altra sulla grande e invitante piscina. Sono una decina di tavoli in tutto, frequentati da famiglie, ma anche da coppie che spesso arrivano da fuori e non sono ospiti del campeggio né del DalaiLama Village. D’altra parte, basta guardare le valutazioni su Trip Advisor per capire che questo ristorante gode di ottima reputazione. Sul menù campeggia questa frase: “…ospitare una persona è occuparsi della sua felicità per tutto il tempo che passa sotto il nostro tetto…”

Maria ci accoglie divertita all’idea di essere intervistata. Viene dalla Romania, è in Italia da 16 anni e parla un perfetto italiano. Siamo molto curiosi di conoscere la sua storia e le nostre aspettative non vengono deluse: la sua passione per la cucina viene da molto lontano.

“Mia mamma era un’ottima cuoca, mio zio era cuoco dell’armata militare e io ho iniziato a cucinare sin da bambina. – ci racconta Maria – Ho lavorato in Romania per 5 anni come aiuto-cuoca nella cucina di un campo estivo. Arrivavano ogni anno circa 1500 ragazzi da tutta Europa ed è stata un’esperienza importante, soprattutto per imparare a gestire l’organizzazione della cucina. Poi nel 2003 io e mia sorella siamo arrivate in Italia. Abbiamo iniziato come collaboratrici domestiche: io lavoravo anche part time in una pasticceria e mia sorella come baby sitter nella famiglia Sartori, i proprietari del DalaiLama Village. La passione di mia sorella per la cucina non è sfuggita a Renato Sartori, che circa sei anni fa l’ha affiancata al cuoco del ristorante. Non molto tempo dopo è diventata lei lo chef e poco dopo sono arrivata anche io.”

Circa due anni fa, ci racconta poi Maria, sua sorella ha aperto un ristorante ad Aosta e l’onere e l’onore della cucina della Locanda sono rimasti a lei. Un’occhiata al menù rivela subito una dedizione assoluta alla cucina tipica valdostana, non solo nei piatti, ma anche nei vini.

Quali sono i piatti più richiesti? Chiediamo a Maria…

“Sono i piatti valdostani, tipici delle zone di montagna. Tra quelli più apprezzati ci sono la carbonade, lo spezzatino di cinghiale, quello di cervo e il viandon (capocollo di maiale in umido con porri e ginepro) servito con purè profumato al timo e cucinato nel vino fruttato valdostano Moscato Chambave. È un piatto che adoro e che mi riesce benissimo. Ma per me tutti i miei piatti sono quelli preferiti! Perché li preparo con l’amore e con l’anima. Devo essere completamente soddisfatta prima che arrivino sulla tavola dei nostri clienti. Reinterpreto le ricette valdostane a modo mio e a giudicare dai complimenti che ricevo … mi riesce bene!”

Paccheri al ragù di salsiccia e castagne

 

Maria ci racconta che i prodotti che utilizza in cucina sono di ottima qualità. È lei che fa la spesa e acquista quasi esclusivamente prodotti locali, a chilometri zero e biologici. L’olio, in particolare, è un extravergine di altissima qualità ed è uno dei fattori di successo dei piatti della Locanda. Ma ci sono anche numerosi piatti vegetariani come la zuppa di lenticchie rosse, e gnocchi e crespelle di zucca, di ortiche (che Maria raccoglie in primavera), di spinaci e barbabietole.

Noi abbiamo assaggiato (a più riprese) il tagliere di salumi e affettati valdostani con marmellate; la zuppa alla Valpellinentse; la zuppa di lenticchie rosse; i paccheri al ragù di salsiccia e castagne; la carbonade con purea di patate al timo; la fonduta d.o.p con crostoni di pane nero con polenta e verdura; la torta di tegole al cioccolato. Tutti piatti squisiti, dal gusto equilibrato con alcune pietanze che hanno sapori molto decisi.

Fonduta D.O.P con crostoni di pane nero con polenta e verdura

Chiediamo a Maria di svelarci uno dei suoi segreti e lei senza problemi ci racconta la ricetta per la carbonade…“Ci vuole carne di buona qualità di manzo per lo spezzatino. Si mette la carne nel vino per 12 ore con i condimenti (olio, vino, rosmarino, pepe, salvia, alloro, sale) pressato bene con carte da forno… Poi si mette in teglia in forno con un filo di olio e si lascia a prendere un po’ di colore. Nel frattempo si fa rosolare cipolla sedano, carota, pepe e un po’ di vino rosso Grosjean. Quindi si mette la carne in padella e si annaffia con vino e brodo di verdure. Poi di nuovo in forno. La cottura in tutto dura 4 ore e deve essere molto lenta. Solo così la carne sarà morbida e saporita”.

Carbonade con purea di patate al timo

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