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Mister Caravan. Intervista con Harald Striewski

Abbiamo intervistato il proprietario e fondatore di Hobby Wohnwagenwerk, l’ingegnere Harald Striewski, che, all’età di 81 anni ancora tiene saldo in mano il timone della propria azienda. Harald Striewski ha portato Hobby a diventare il più grande costruttore di veicoli ricreazionali europeo ed è stato un pioniere di questa industria.

Abbiamo incontrato Harald Striewski durante la presentazione alla stampa delle nuove linee Hobby 2019. È uno degli ultimi imprenditori in questo settore che ha fondato e ancora conduce e possiede completamente la propria azienda. Da giovane ingegnere, Harald Striewski costruisce la sua prima caravan in garage, nelle ore libere dal lavoro e, in seguito, fonda Hobby a Fockbek, in Germania, insieme alla moglie Inge, il 1 aprile del 1967. Ora, 51 anni dopo, questo family business è diventato il più importante creatore di occupazione nello Schleswig-Holstein, con 1200 posti di lavoro, ed è il produttore numero uno in Europa di caravan e camper. Hobby ha prodotto oltre 600.000 veicoli e, insieme al brand Fendt, che fa sempre parte del gruppo, raggiunge le circa 22.000 unità all’anno. Nel 2018 la produzione di Hobby è stata di 12.000 caravan e 2.000 camper, con un fatturato di 275 milioni di Euro, con un atteso incremento del 10% rispetto al 2017, generato per 190 milioni dalla caravan e per 85 milioni dal comparto camper. Hobby ha un sito produttivo, destinato alla produzione di entrambe le tipologie di veicoli, che copre un’area di 262.000 metri quadrati. Del gruppo Hobby Wohnwagenwerk fanno parte, inoltre, i marchi tedeschi Fendt-Caravan GmbH, Rendsburger Feuerver- zinkerei, Formlight GmbH e Warburg.

Sono passati 50 anni dalla fondazione di Hobby: cosa la ha inspirato e come ha iniziato questo lavoro?

Vidi una caravan in un campeggio, in Danimarca. Era equipaggiata molto semplicemente e io pensai di essere capace di fare di meglio: così ho costruito la mia prima caravan. Quindi l’ho venduta e ne ho costruita un’altra. Questa seconda doveva essere per me ma andò venduta a sua volta, immediatamente. Abbiamo avuto molta richiesta sin dagli inizi, io, però, continuavo a mantenere il mio lavoro come ingegnere navale. Arrivato al punto di non riuscire a soddisfare gli ordini nel mio tempo libero, chiesi al mio datore di lavoro un’aspettativa non pagata di un anno. Volevo tornare in cantiere navale come ingegnere, ma non è mai successo dopo che ho fondato Hobby. Così è nata la storia di questa azienda, quasi per hobby.

Quali sono state le difficoltà di questa lunga carriera e cosa l’ha guidata nel percorso?

Quando sei stato sul mercato, come ho fatto, per 50 anni, per forza hai conosciuto alti e bassi. Però posso dire, oggi, con orgoglio che non ho mai avuto perdite. Sono sempre riuscito a creare profitto per le mie aziende. Ho dovuto licenziare dei dipendenti, una volta, ed è stato molto difficile per me, ma sono riuscito a sopravvivere a quella fase.

Se diciamo Hobby, tutti pensiamo immediatamente “caravan”: perché i vostri camper sono rimasti in secondo piano per così tanti anni e come vede la relazione tra caravan e camper, in Hobby, nel futuro?

Io sono particolarmente forte nel settore caravan. Come lei sa, io sono il leader di mercato e questo è il motivo per il quale ho una grande rete di vendita. Nel comparto camper sono, invece, piuttosto piccolo come costruttore e non dispongo di una gamma vasta come quella, per esempio del Gruppo Hymer. Se io produco 2000-2500 camper con un unico marchio, gli altri produttori sono in grado di immetterne sul mercato 20.000 con l’insieme dei loro brand. I nostri camper trovano successo particolarmente nella fascia dei profilati ma, sfortunatamente, ho solo una piccola rete di concessionarie per i motorizzati. Se un venditore di caravan ha un parcheggio pieno di caravan, ma solo pochi camper, di solito non funziona.

Qual è la sua visione del futuro, tenuto conto che in questo momento le vendite in Germania sono a livelli mai visti?

Non penso che il mercato continuerà a crescere come ha fatto l’anno sorso. C’è stata una forte accelerazione ma non sarà lo stesso quest’anno. Il settore si aspetta una crescita intorno al tre o quattro per cento rispetto alle già alte cifre attuali, ma probabilmente si stabilizzerà. Io penso, però, che il mio brand  possa mantenere un alto livello.

Tutti i costruttori, oggi, puntano molto sul segmento Van: secondo lei è una moda passeggera oppure un trend destinato a durare?

Lo sviluppo del segmento Van continuerà e io prevedo che il numero di unità prodotte continuerà ad aumentare. Sono veicoli pratici anche in città e si possono usare anche come seconda macchina e veicolo ricreazionale. Senza dubbio il Van ha un futuro, anche in Hobby.

Nel mercato globale, Cina e altri Paesi non europei potrebbero rappresentare un’occasione?

Per me un’espansione in America è fuori discussione. Riguardo ad altri Paesi come Cina, Corea, Giappone, Cile, e altri abbiamo da anni un rapporto commerciale di fornitura. Sono più preoccupato che la Cina continui a produrre sempre più veicoli.

Se parliamo della sua azienda, c’è un sogno che non è riuscito a realizzare?

Quando mia moglie era viva desideravamo ritirarci in serenità. Purtroppo questo sogno non si è avverato perché mia moglie è mancata circa due anni fa. Ho sofferto molto, ma ora ho il coraggio e il desiderio di vivere ancora. Avevamo un sogno comune: abbiamo costruito una bella casa a Maiorca e volevamo ritirarci lì insieme. La morte di mia moglie ha cambiato tutto. Mi piace navigare e mi piace andare a Maiorca, ma mi piace anche stare in azienda perché è lì che ho le mie persone. Questo mi fa stare bene e questa è, adesso, la mia vita.

Considera più efficace l’outsourcing o la produzione interna?

Io sono l’azienda con la più verticale linea di produzione interna, ciò significa che sono in grado di produrre tutto da solo. Vale anche per il telaio, per il quale ho persino un impianto di zincatura a caldo. Io realizzo tappezzeria e tende nei miei laboratori di cucitura. Ho anche la mia fabbrica di mobili con la quale fornisco le mie linee. Naturalmente la produzione fortemente verticale presenta vantaggi e svantaggi. Sono stato in grado di creare molti posti di lavoro nella mia regione. Non c’è industria in questa regione e c’è molta gratitudine nei nostri confronti per aver dato lavoro a tante persone.

Ovviamente ci sono anche gli svantaggi. Se c’è un aumento salariale, per esempio, questo deve essere corrisposto a tutti i dipendenti e in tutte le aree. Quando hai molti fornitori, questo è un loro problema. Adesso devo, invece, fare fronte agli incrementi di costi salariali da solo. Un grande vantaggio è che io sono estremamente flessibile e posso reagire prontamente con la mia produzione.

Qual è il ruolo del design nella vostra azienda?

Io non ho designer né un ufficio stilistico esterno. Io procedo da solo allo sviluppo e porto le mie idee in azienda. Questa è sempre stata la nostra forza. In futuro il mio successore potrà sicuramente assumere una società di design ma, per ora, mi sono sempre occupato da solo di questo aspetto ed ha sempre funzionato bene.

La sua foto insieme ad Angela Merkel ha fatto il giro del mondo. Com’è stata quell’esperienza?

Lei conosce il mio lavoro. Non era la prima ma già la seconda volta che ci incontravamo. Lei sa chi sono e cosa faccio. Non ha avuto parole di lode solo per i veicoli, ma anche per me come essere umano. La signora Merkel ama venire a trovarci, e non solo lei. Mi fa visita anche il primo ministro dello Schleswig-Holstein Daniel Gunther e anche il suo predecessore Peter Harry Carstensen veniva a colazione da me. Ho buone relazioni con i primi ministri dello Schleswig-Holstein, Peter Harry Carstensen ha persino celebrato il suo 60° compleanno nella nostra hall, nonostante non sia un ristorante. Anche Angela Merkel era invitata all’evento. In quell’occasione la signora Merkel ha conosciuto me e il mio lavoro. Il CDU una volta ha tenuto un congresso da noi, in una hall che abbiamo sistemato e decorato per l’evento.

Striewski con Merkel

Le politiche di grandi acquisizioni e di concentrazione di numerosi brand in pochi  gruppi industriali non sembrano aver coinvolto particolarmente Hobby, in confronto con gli altri marchi europei.

Le piccole aziende e i piccoli gruppi non hanno chance di sopravvivenza. Questa è possibile solo in un grande gruppo. In passato c’erano oltre 70 costruttori di caravan in Germania. Oggi ne sono rimasti tre: Erwin Hymer Group, Kanus Group e Hobby Group. Non c’è speranza di sopravvivere come piccolo costruttore. Non hai le capacità di spesa che il gruppo ti consente. Noi compriamo materiali a condizioni economiche completamente differenti e abbiamo delle migliori opportunità.

di Antonio Mazzucchelli

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